La frase di qualche post fa sul cosiddetto triangolo della morte l’ho sentita in un interessante documentario sulle lotte bracciantili del dopoguerra nella bassa bolognese. La stessa sera della proiezione ho acquistato il libro "S’a taurn indrì", edito dal circolo Iqbal Masih, raccolta delle memorie di Ermina Mattarelli, mondina e partigiana, sopravvissuta alle torture dei nazisti. Volumetto interessante e commovente, nonchè utile per  capire tante cose, e che ho divorato in poche ore. Oggi scopro che  Carmilla ne pubblicherà alcuni stralci, perchè la memoria non può essere lasciata solo ai pansa e ai vespa. E’ bello non sentirsi soli.

"Triangolo della morte? Io dico che questo è stato il triangolo della vita, perchè se avessimo dovuto ammazzare tutte le spie, i provocatori e i fascisti che c’erano, avremmo coperto la punta del campanile con la mucchia dei cadaveri!"
(ex partigiano di San Giovanni in Persiceto)

Non sopportavo Ben Stiller, in quanto protagonista di alcuni dei film più brutti che ho visto negli ultimi anni. Ma questo Zoolander  gli fa guadagnare parecchi punti. Un’esilarante demolizione di tutto ciò che ha a che fare con la moda e la pubblicità, settori mai abbastanza esecrati.

Non è facile. Ma non per un problema di paura o di soggezione, ma perchè a guardare certe facce per più di una frazione di secondo si rischia di avere il voltastomaco.

Pare che vogliano far pagare i diritti d’autore anche a chi pubblica delle rassegne stampa. Qui si firma per  far notare che è un’idiozia.