Giochi per attendere la mezzanotte di San Silvestro.

1) Cercare di indovinare il minutaggio ottenuto sui telegiornali da un maremoto che facesse centomila vittime in una zona non turistica.

2) Cercare di indovinare quale paese verrebbe bombardato se un maremoto facesse centomila morti sulle coste USA.

“L’uomo del Nilo”, Sergio Toppi, 1977.

I guerriglieri del Mahdi si lanciano all’assalto gridando “Gihad!” (con la G). La prima linea è disarmata, serve a far saltare le mine. Quelli dopo di loro si attorcigliano sui reticolati. Gli ultimi arrivano contro le linee inglesi, attraversando a piedi nudi il terreno cosparso di vetri. Il giornalista inglese esclama “Sono dei fanatici!”. Il colonnello ribatte: “Non più dei nostri crociati in Terrasanta a suo tempo”.

E’ la prova provata che già 25 anni fa c’erano fumettisti che stavano con il nemico.

(P.S. L’ultima frase è ironica. Non lo dico ovviamente per i lettori che conosco e che mi conoscono, ma per tutti gli altri. Non si sa mai, coi tempi che corrono, non vorrei prendermi i complimenti da un lettore di libero.)

“Matrimoni e pregiudizi”, gradevole film sui rapporti tra americani e indiani (quelli dell’India). Per stuzzicarci il palato, prima di entrare al cinema andiamo a mangiarci un riso al curry in un fast food indiano dietro la piazzola. All’interno, le immagini di un film di Bollywood scorrono sul monitor di un tv gigante al plasma. Ho come la sensazione che mi stiano cortocircuitando.

Bella cosa, il last minute a teatro. Un posto in platea nel più blasonato teatro di Bologna a soli 6 (sei) eurini, meno che al cinema. Più sconfortante il fatto che a vedere “Generali a merenda”, un capolavoro di Boris Vian magistralmente messo in scena, ci fossero meno di cento persone. Ci vuole il grosso nome in cartellone, evidentemente. Tira più un comico tv che un paio di buoi.

A proposito di Boris Vian. E’ morto a soli 39 anni (toh, quelli che ho io adesso), ma già vent’anni prima lo avevano avvisato che il suo muscolo cardiaco aveva una data di scadenza molto vicina. Forse per quello decise di non farsi mancare nulla: scrisse romanzi, poesie, canzoni, commedie, articoli di critica musicale. Scandalizzò i bigotti, meritò la censura dei generali di De Gaulle (avete mai sentito “Il Disertore” da Ivano Fossati? Opera di Vian, severamente proibita in Francia per parecchi anni), buggerò i critici “ufficiali” scrivendo romanzi noir sotto falso nome spacciandoli come opere di un nero americano da lui scoperto. E nel contempo soffiava dentro la tromba nelle orchestrine jazz, alla faccia dei medici e delle loro raccomandazioni riguardo i polmoni.

Della sua breve ma intensa biografia, un solo particolare mi è sempre sembrato fuori posto: Vian era ingegnere. Ma evidentemente la vecchia storia delle eccezioni e delle regole è sempre valida.

Oggi ho scaricato un po’ di mp3 da paura: “Soul Dracula”, “Popcorn”, “El bimbo”, “Bobo Step”, “Il gabbiano infelice”. Un viaggio senza rete nell’età dei traumi infantili. Altro che sigle dei cartoni giapponesi.

Un caloroso benvenuto nel mondo dei blog al Ruscarolo (vedi link). Cito una sua afffermazione:

“Magari il “blog” è qualcosa che che si avvicina al concetto di: “buttare lì qualcosa e andare via””

Può essere. Però ci può essere sempre qualcuno che lo raccoglie e ci fa qualcosa: uno sgabello, un soprammobile, un addobbo per l’albero di Natale. E se anche rimane lì, non da’ fastidio a nessuno. Anzi.