Che poi

Proprio oggi a Ferrara avevo visto questo quadro

di cui l’autore, Giuseppe Mentessi, descrive così la genesi:
« un dopo pranzo della scorsa estate passeggiavo fuori di porta quando in una larga campagna di granoturco … scorsi venire una contadina, con una figliuoletta già grande in collo, dalla figura malata, tristi ambedue e sofferenti … E di sopra il cielo vasto e ridente nella luce grigio-argentea morente nello squallido viola del tramonto; e intorno l’ubertosa campagna matura, trionfatrice … Il contrasto era troppo stridente: la miseria, forse la fame, in mezzo a quella insolente e sana ricchezza ! … Sentii il quadro e il titolo… »

Primo piano e sfondo

Sabato sera, una donna straniera ha spinto per kilometri di strade buie il passeggino che portava il suo figlioletto di tre anni, febbricitante da due giorni e ormai esanime. Arrivata al pronto soccorso, le poche parole di italiano che conosceva non erano sufficienti a spiegare cos’avesse il bambino. Ma gli infermieri hanno capito subito che non c’era tempo da perdere.

Io questo lo so perchè ho delle conoscenze in ospedale. Spero che avendolo scritto non sia stata lesa la privacy di chicchessia.

I giornali la privacy non l’hanno infranta. Hanno parlato di un caso di meningite in una scuola materna e della profilassi obbligatoria attivata per 200 persone. Il che è corretto e veritiero. Pure i miei figli vanno in quella scuola, hanno assunto gli antibiotici forniti dall’AUSL e sono molto fieri della pipì rossa che producono.

Non conosco il nome del bambino. Non so come sta e quando tornerà a scuola. Non so se sia solo un fatto di privacy se lui è sullo sfondo della notizia (anzi: dietro) mentre in primo piano ci sono i suoi compagni di scuola. Che, perlopiù, stanno benone.