Coincidenza, più che assonanza. Che mi capiti proprio in questi giorni di leggere un libro in cui Giorgio Bettinelli (grande vespista globetrotter, purtroppo recentemente scomparso) racconta di un programma di diffusione dei contraccettivi in Namibia. Il governo locale dispose una massiccia distribuzione gratuita di profilattici, ma volle allegare ad ogni esemplare un foglietto illustrato per spiegarne inequivocabilmente l’uso. Come lo allegarono il foglietto? Pinzandolo.

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Non ce la si può fare, a questo ritmo. Non si può commentare ogni porcata di cui giunge notizia, sono troppe, dalla legge sul testamento biologico privo di alcun valore alla depenalizzazione dell’omissione di misure di sicurezza sui luoghi di lavoro ("c’è la crisi: dovete morire") ai parlamentari che "fanno numero" (non abbiamo già un amministratore unico con pieni poteri?). E lo sconforto aumenta se si constata che non c’è alcuna speranza di riscatto a breve, fatta salva la remota possibilità che un camionista kamikaze irakeno sbagli strada e porti il suo veicolo a deflagrare davanti alla Fiera di Roma.

La locuzione "cattolico democratico" è una contraddizione in termini. Qualcuno dovrebbe tirarne delle conseguenze politiche.

"…noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l’ altra alla politica. Per me, come per Franceschini, per tutti noi cattolici, insomma, il vero "capo" è lui: il Papa. Per noi è il vicario di Dio in terra, e questo gli ex diesse dovrebbero alla fine comprenderlo"

(Pierluigi Castagnetti al Corriere della Sera)

(copioincollo da una mailing list)

*La crisi è opportunità per verificare la decrescita felice
*Intervista esclusiva di Greenreport a Juan Martinez Alier economista ed
ex presidente dell?Isee (International society for ecological economics)

*Lei sostiene che oggi "Il sistema finanziario deve avere regole diverse
da quelle attuali. In Europa e negli USA quello che è nuovo non è dunque
il keynesismo e nemmeno il Keynes verde. Il nuovo è rappresentato dal
movimento sociale per la decrescita sostenibile". Chi dovrebbe dettare
le nuove regole e chi controllarne il rispetto (e se del caso applicare
sanzioni)?*
«Il keynesismo verde è un’idea nuova. Keynes era a favore dell’aumento
della spesa pubblica in caso di crisi a causa della mancanza di domanda
. Lui diceva che quando l’investimento privato diminuisce per paura
delle imprese di perdere capitale e quando al tempo stesso vi è una
capacità produttiva inutilizzata e disoccupazione, lo Stato deve fare
investimenti per uscire dalla crisi. Al contrario, la Destra diceva che
il mercato risolve tutto, che si doveva aspettare che con la
disoccupazione i salari diminuissero fino ad un punto di equilibrio che
spingesse le imprese ad offrire più opportunità di lavoro. Per Keynes,
la diminuzione dei salari rappresentava una disgrazia. Ma Keynes non
parlò di come dovevano essere gli investimenti pubblici. Quindi, quando
ora si parla di keynesismo verde, o di Green New Deal, cioè di un New
Deal verde, si vuole dire che questi investimenti devono promuovere le
energie rinnovabili, il sistema dei trasporti pubblici, il miglioramento
delle abitazioni, l’agricoltura biologica. Non sappiamo se questo
sarebbe piaciuto a Keynes ma pensiamo di sì. Il suo problema, tuttavia,
non era l’ecologia né la scarsità di petrolio o il cambiamento climatico
e neppure la crescita economica su larga scala. Il suo problema era la
crisi del 1929.

Oggi la crisi è arrivata perché il petrolio e altri beni di consumo sono
aumentati molto di prezzo fino a luglio 2008. Nella crisi del 1929 i
beni di consumo diminuirono di prezzo già nel 1925, ora il prezzo delle
azioni delle imprese e delle banche ha iniziato a scendere a gennaio
2008 ma il prezzo del petrolio, del ferro, dell’alluminio…e degli
alimenti ha continuato ad aumentare fino a luglio 2008. Per questo
motivo la Banca Europea ha mantenuto gli interessi alti fino ad ottobre
2008, per frenare l’inflazione, anche se così facendo ha aggravato la
crisi.

La crisi è arrivata perché è diminuita la vendita di automobili in USA a
causa del prezzo del petrolio. Ed anche perché si era creata una grande
quantità di debiti finanziari impossibili da pagare. Le banche hanno
all’attivo i debiti che le famiglie gravate da ipoteche ed altri
debitori devono loro. Molti di questi debiti non saranno mai pagati, è
meglio cancellarli. E neppure si potrà pagare tutto il debito pubblico
che esiste.

Come diceva Frederick Soddy, l’economia ha tre livelli, tre livelli che
devono essere in proporzione tra loro. Il livello della finanza
rappresentato dalla "ricchezza virtuale", sono debiti che crescono
esponenzialmente, non è ricchezza reale. A livello inferiore c’è la
ricchezza reale , l’economia produttiva che non può crescere tanto da
coprire i debiti. Inoltre, alla base c’è un altro livello, lo scantinato
o sala macchine, l’economia reale-reale , l’economia dell’energia e dei
flussi di materia, che cresce appena o non cresce affatto. Al contrario,
gli stocks di carbone e di petrolio diminuiscono. La capacità
dell’atmosfera di assorbire diossido di carbonio non può aumentare. Non
possiamo dimenticarci di questa economia reale-reale».

*Destra e sinistra, storicamente, si sono contraddistinte, l’una per
perseguire una crescita economica con meno vincoli possibili per
l’impresa e il mercato, l’altra per perseguire una crescita economica
orientata secondo progetti e una più giusta redistribuzione della
ricchezza. Sia per l’una che per l’altra, la crescita economica è stata
un obiettivo indiscutibile e intoccabile: cosa pensa del fatto che da
qualche tempo e su entrambi gli schieramenti, comincia a essere messo in
discussione sia il concetto che la prassi della crescita?*
«Dal punto di vista ecologico (dalla discussione di Otto Neurath contro
Von Mises e Hayek a Vienna nel 1920) si è detto a ragione, come già
scrisse K.W. Kapp nel 1950 (in "The Social Costs of Business
Enterprise"), che il mercato non dà valore al futuro né ai danni che
l’economia umana causa ad altre specie. Questo è certamente così. Con la
crisi stiamo assistendo alla "seconda morte di Friedrich von Hayek" che
era resuscitato negli anni di Ronald Regan e Margaret Thatcher.

Per quanto riguarda la Sinistra, è vero che è stata a favore della
crescita economica indotta dallo Stato. Tuttavia, ricordiamoci che lo
stesso Marx parlò di "metabolismo della società", ovvero che l’economia
dipende (come Liebig aveva spiegato per l’agricoltura) dall’entrata e
dall’uscita di materia e anche dall’entrata di energia. Certamente
l’energia non si può riciclare, si usa e si consuma. Questo è ciò che
dice la legge dell’entropia. Su questo concetto Nicholas
Georgescu-Roegen, già nel 1979, aveva pubblicato una selezione di testi
in francese, tradotti da Jacques Grinevald, dal titolo "Demain la
Decroissance". La Sinistra marxista ebbe bisogno di molto tempo per
accettare questo concetto anche se in Italia Giorgio Nebbia e Enzo
Tiezzi, facevano parte di questa Sinistra e sono tra i primi economisti
attenti all’ecologia in Europa. Dalla sua parte, la Sinistra
social-democtratica europea si consolò per 20 anni con il Rapporto
Brundtland del 1987, prodigo di argomentazioni come sviluppo
sostenibile, eco-efficienza , modernizzazione ecologica».

*La decrescita allude a una riduzione complessiva dei flussi di materia
e di energia, ma presuppone comunque l’aumento — e non certo una
riduzione del benessere sociale. Non pensa che le attuali crisi globali
(ambientale,economica, finanziaria) dimostrino quanto meno che può
esistere una decrescita infelice?*
«Mi sembra che l’attuale decrescita economica (del 2 o 3% in Europa nel
2009) offra una buona opportunità pratica. Mi sembra positivo che
l’economia di India e Cina crescano. Ci sono tante persone molto povere
nel mondo. La crescita all’inizio aggrava la povertà, tutti questi
contadini e persone delle tribù indigene che in India perdono la loro
terra a causa delle industrie e delle mine! Tuttavia, se la crescita
continua, come in Italia e in Spagna dal 1950-1960 fino ad oggi, le
persone vivono meglio. Però, per quale motivo voler superare i 25.000
euro di entrate all’anno per persona? Questa crescita implica, come Lei
afferma, più materia, più energia, più rischi per l’ambiente e per la
salute (come accade con l’energia nucleare). Quindi, quando ora ci
accorgiamo (come in Spagna) che la decrescita porta ad una diminuzione
importante delle emissioni di diossido di carbonio, ad un freno alla
distruzione delle coste e di altri paesaggi incantevoli, dobbiamo essere
felici. Non mi sembra una decrescita infelice. E’ importante produrre
meno diossido di carbonio. Nel 2009 le emissioni diminuiranno
probabilmente dell’8% in Spagna, quando dal 1990 erano aumentate più del 50%

E’ però necessario un cambiamento nelle istituzioni sociali per poter
vivere con la decrescita. E’ necessario che la decrescita sia
socialmente sostenibile. Forse introducendo la rendita di base , forse
ridistribuendo il lavoro impiegatizio (per esempio, offrendo anni
sabbatici ai lavoratori delle imprese così come è possibile per i
professori universitari) e dando più importanza sociale ed economica al
lavoro domestico non remunerato, al lavoro volontario».

*Nel suo ultimo libro "Il manuale della sostenibilità", il direttore di
Wwf Italia Gianfranco Bologna scrive: "Ritengo pericolose le proposte di
sostituire il concetto di ‘sostenibilità dello sviluppo’ che ormai
sebbene con diverse sfaccettature si è consolidato nel dibattito
politico-internazionale, con quello di ‘decrescita’, mentre diventa
sempre più importante un’opera di diffusione e informazione sul vero
significato di sostenibilità". E’ d’accordo?*
«Sono amico di Gianfranco Bologna, rispetto il suo lavoro, ma non
concordo. Credo che dobbiamo cercare l’alleanza tra i due movimenti. Nel
nord del mondo, un movimento per la decrescita economica che sia
socialmente sostenibile, come già disse Georgescu-Roegen, come oggi
affermano Serge Latouche e altri autori. Nel sud del mondo l’economia
deve crescere, però senza distruggere tante vite umane e tante risorse
naturali. In Europa compriamo a basso costo materie prime come l’acciaio
e l’alluminio e, intanto, i costi sociali e ambientali li soffrono in
Nigeria, in America Latina. Nel sud dobbiamo allearci con i movimenti
della "giustizia ambientale", con "l’ecologismo dei poveri"
rappresentato da Ken Saro-Wiwa in Nigeria, da Chico Mendes in Brasile,
da Medha Patkar in India».

Nelle settimane scorse, i domestici del signor Joseph Ratzinger (conosciuto anche, all’interno della sua setta, come Benedetto XVI) hanno più volte accusato di omicidio il signor Beppino Englaro. Io credo invece che le affermazioni odierne del signor Joseph Ratzinger si configurino, e in maggior misura, come istigazione al genocidio.
(E, per quanto mi riguarda, lo sbattezzo comincia a non essere più una boutade.)

"C’è da ricostruire un modo nuovo di parlarci, e internet non basta affatto.
Dovremmo cominciare a trascurare internet."
(Malvino)

"Guardando la televisione io mi chiedevo se c’era una differenza e se c’è una differenza tra quelli che il giorno in cui Eluana spirò scelsero di guardare il Grande Fratello e quelli che invece stavano davanti alla clinica a litigare, oppure stavano su Facebook a compilare status pro o contro questa povera ragazza e il suo corpo conteso. Quelle persone, quelle su FB, erano le stesse che qualche settimana prima non potevano non ricordare quanta gente moriva ammazzata a Gaza, e che ora discettano sul PD e la crisi economica o la costituzione.
Io credo che non ci sia differenza tra questi ultimi e coloro che hanno guardato il GF. Entrambi vivono la logica del sentimento istantaneo: s’indignano sul momento, si commuovono per qualcosa che tocca superficialmente. C’è una totale indeterminatezza del sentire che mi pare figlia del dolore spettacolarizzato, una sorta di fast food dove ogni sentimento viene metabolizzato e espulso nel giro di poco."
(Demetrio Paolin su Vibrisse)

"Come scrive Thomas Frank, per chi fa, o vorrebbe fare, parte delle classi della conoscenza <<la politica, da sforzo teso a costruire un movimento, diventa soprattutto un esercizio di autoterapia individuale, una conquista solitaria>>: un mezzo per informare il mondo delle proprie virtù, come documentano ad esempio i messaggi iconoclasti applcati ai finestrini delle auto o l’ostentazione dimostrativa di consumi dichiaratamente etici.Teorizzare Internet come forma nuova e migliorata della politica […] ricorda in modo sospetto le tante interpretazioni sulle prassi di vita sempre più comuni e depoliticizzate della knowledge class (la classe di coloro che sanno) e soprattutto sul suo grande interesse ad essere esonerata dalla <<politica del reale>>"
"Il potente  flusso d’informazione non è un affluente del fiume della democrazia, ma un insaziabile collettore che ne intercetta i contenuti e li canalizza altrove […] il dissenso, nel suo viaggio verso i magazzini elettronici, viene sterilizzato, neutralizzato, reso irrilevante […] chi cammina nei corridoi del potere reale difficilmente sarà costretto a prestare attenzione a queste cose"
"La politica reale e la politica virtuale vanno in direzioni opposte, e la distanza tra esse aumenta man mano che l’autosufficienza di ciascuna si avvantaggia dell’assenza dell’altra"
(Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, Laterza 2008)

Nota personale: tutto questo lo sto scrivendo su un blog.

Ve lo spiego con un esempio concreto: quelli che ho inserito nel blog di recente sono post moderni, mentre quelli che ho inserito anni addietro sono post antichi.