Da un servizio del tg3 emilia romagna:
"si susseguono le riunioni alla sede Unipol, che, ironia della sorte, si trova in via Stalingrado, un nome che evoca errori e sconfitte."
In effetti il nome Stalingrado evoca una sconfitta, e pure pesante: ma mi pareva che l’avessero subita i nazisti. Brutta cosa l’ignoranza.

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il televideo rai di oggi riporta numerosi  commenti indignati di esponenti del polo ad un articolo del Corriere della Sera, ma non dice assolutamente che diavolo abbiano mai scritto sul Corriere della Sera.
(Ah, dice anche che Bondi propone ai DS un patto "contro i poteri forti". Rileggetevi il post sull’inciucio di qualche giorno fa.)

Alda Merini: piccoli letamai.
(N.B.: non è un oltraggio alla grande poetessa, bensì un sottile calembour  comprensibile solo ai miei compaesani.)

Nei giorni scorsi vi ho parlato spesso di Pandora. Il nome proviene da un personaggio della mitologia greca, famoso per aver aperto un vaso che doveva rimanere chiuso. Di recente alcuni archeologi hanno scoperto i resti del fratello di Pandora: si trovava nei pressi di Verona ed era ricoperto da un sottile strato di zucchero a velo.

Io so.
So che all’inizio degli anni 50 la città di Trieste era amministrata dagli angloamericani.
So che il maresciallo Tito aveva più di una mezza idea di annettere Trieste e circondario quando le truppe alleate se ne fossero andate.
So che il governo italiano non era affatto intenzionato a lasciarglielo fare.
So che la situazione era incandescente, e che vari moti di piazza finirono con morti e feriti.
E poi.
So che della banda del 93° reggimento USA, di stanza in città,  facevano parte diversi jazzisti che la sera andavano a suonare nei locali triestini.
Alcuni di questi sono poi diventati famosi: è il caso del flautista Herbie Mann, mentre il pianista Don Preston e il trombettista Buzz Gardner finirono nelle Mothers of Invention di Frank Zappa.
Inoltre, uno dei più noti jazzisti italiani dell’epoca, Lelio Luttazzi, era triestino.
Bene.
Ora, se io mi chiamassi Wu di nome e Ming di cognome, caverei da questa serie di informazioni macro e micro storiche un romanzone ricco di suspense e colpi di scena. Ma non mi chiamo così, sono molto pigro e gli intrecci avvincenti non sono il mio forte.
Quindi lascio l’idea al pubblico dominio. Se però qualcuno dovesse pubblicare qualcosa su questa base, sarebbe carino a mandarmi una cassa di birra.

Per dare una parvenza di utilità a questo blog, volevo recensire gli innumerevoli libercoli che ho letto negli ultimi due mesi. Per ora inizio a stilare un elenco; alcuni li recensirò pure, altri lo farò solo su richiesta di eventuali (ma poco probabili) interessati.

Intanto, una sbaraccata di roba, tra romanzi e saggi, di Luigi Bernardi:
Musica finita
Rosa piccola
La foresta dei coccodrilli
Il male stanco
A sangue caldo
Macchie di rosso

poi, in ordine sparso:
Prima pagare poi ricordare (Filippo Scozzari)
Andrea Pazienza – i segni di una resa invincibile (Rudi Ghedini)
La domenica non si lavora (Francesco Ficarra e Francesca Rimondi)
In paradiso (Vittorio Bongiorno)
Diario della paura (Silvia Tessitore)
La trattativa (Maurizio Torrealta)
Abbastanza bene (Birgit Vanderbeke)