… quel tempo della tua vita mortale in cui per motivi di coscienza votasti contro l’autorizzazione a procedere per Andreotti e grazie al tuo voto la medesima venne negata? No, anzi, anche Tiziana Maiolo votò come te. Perchè non la raggiungi nelle file di Forza Italia, per coerenza?

Robert Wyatt è su una sedia a rotelle da quasi 35 anni e di lui qualcuno (Ryuichi Sakamoto?) ha detto che la sua voce è la più triste del mondo, naturale quindi che la sua musica non sia la più adatta per animare un party. Eppure, ascoltandolo, nulla sembra più lontano dai territori dell’autocommiserazione e del nichilismo. "Ogni vita è sofferenza", diceva un tedesco amante della birra, e un suo compaesano di poco posteriore sosteneva che occorre dire sì alla vita. C’entra qualcosa? Non so. So che i tappeti sonori delle canzoni di Wyatt fluiscono senza soluzione di continuità come doveva fluire la materia ai tempi del caos, e la sua voce fa la parte di quello spirito che, sofferente ma irriducibile, ha dato inizio a quella che noi chiamiamo vita. E che, nonostante tutto, vuole continuarla.

"Sto ascoltando il Banco del mutuo soccorso"
"E chi sono?"
"Dai, quel gruppo degli anni ’70 con quel cantante grosso con la barba…"
"Ah, ho capito, Gepy!"

C’era una volta un gruppo che proponeva rock e blues in dialetto bolognese, e tra i pezzi forti aveva una cover in vernacolo di "Another brick in the wall" dei Pink Floyd. Il gruppo si sciolse perchè qualcuno trovava la cosa poco seria. Ieri alla radio ho sentito Pino Daniele cantare proprio quella canzone in napoletano.

"Vedi, Bolero, noi rispettiamo le tue posizioni e la franchezza con cui le hai espresse, ma ti vorrei consigliare di non esporti troppo, perchè da questo congresso qualcuno uscirà con le ossa rotte mentre noi vorremmo poter contare su di te anche in futuro."
(Il mio segretario comunale PCI, 1989. Ovviamente costui oggi appartiene alla minoranza DS che lamenta pressioni.)