Credo di aver già scritto che malsopporto i libri scritti da trentenni che rimpiangono i tempi d’oro dei loro vent’anni. E non è probabilmente un caso se ultimamente leggo molto Rigoni Stern, il quale in un’intervista dice cose così:
"Vede, mi capita di leggere oggi frasi del tipo “sono un ragazzo di trenta cinque anni…”. Beh, a una simile età io dico che non si è più ragazzi, ma uomini. Ricordo molto bene un mio vicino – era un contadino – il cui figliolo di tredici anni si era fatto male tagliando la legna; io mi avvicinai dicendo: “sono ragazzi, cosa vuoi fare?”. Il piccolo si era ferito a un dito. “Ma che ragazzi!” riprese lui, “a tredici anni si è uomini”. Vede, gli uomini di oggi si definiscono ragazzi a trenta cinque anni! Mi viene di confrontarli con persone che ho conosciuto – bambini non ancora di dieci anni – che seguivano i nostri emigranti in Germania. Con loro andavano a lavorare nelle miniere. Venivano utilizzati per portare l’acqua e i viveri nell’avanzamento, laddove la miniera era più bassa. Lavoravano che nemmeno avevano finito le elementari. Adesso a trenta cinque anni si dicono ancora ragazzi! Insomma, quando si diventa uomini adesso?"

(l’intervista è qui)

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Non ho una cattiva opinione delle persone che non leggono libri, o che guardano i reality  show o che vanno al cinema solo per vedere Boldi e De Sica, perchè sono del parere che sia sbagliato avere pregiudizi verso i disabili.

C. (anni 10): "Dai, zia, dimmi cosa mi regalerai per Natale"
Zia: "no, ma ti do un indizio: nella parola ci sono la lettera R e la lettera A"
C.: "Criceto?"
Zia: "ti pare che ci sia la lettera A?"
S. (sorella di C., anni 6): "Craceto!"

L’ostetrica che ha fatto nascere Emma è stata una ferrarese di nome Finetti. In mancanza di un’italoamericana di nome Zappa, era quanto di meglio potesse capitare.
Ho assistito a tutte le fasi del travaglio e del parto, reprimendo più volte l’istinto di fuggire. Credo che se io dovessi partorire, dopo chiederei una pensione d’invalidità o altra forma d’indennizzo.