"Se un eminente uomo politico avesse frequentato i futuri assassini di Marco Biagi, avesse conosciuto le loro intenzioni e con loro ne avesse garbatamente discusso, e poi, a omicidio realizzato, fosse tornato da loro e di nuovo ne avesse discusso (magari anche criticandolo) e poi per anni e anni avesse di tutto questo rigorosamente taciuto a magistrati e forze dell’ordine, anche di fronte a una sfilza senza fine di nuovi omicidi terroristici, voi che giudizio ne dareste, voi non giustizialisti intendo? Ecco, questo ha fatto, secondo una sentenza della Cassazione, Giulio Andreotti con i mandanti dell’assassinio di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia e avversario del potere mafioso. Si è incontrato con i capi di Cosa Nostra prima e dopo il delitto, sapendo che loro ne erano gli autori."
(Nando dalla Chiesa su L’Unità)

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La seguente sentenza è definitiva:

“…In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio politico nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del Paese ed estraneo all’ambiente siciliano, il quale, nell’arco di un congruo lasso di tempo, anche al di fuori di
una esplicitata negoziazione di appoggi elettorali in cambio di propri interventi in favore di una organizzazione mafiosa di rilevantissimo radicamento territoriale nell’Isola:

a) chieda ed ottenga, per conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione interventi para-legali, ancorché per finalità non riprovevoli;

b) incontri ripetutamente esponenti di vertice della stessa associazione;

c) intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti;

d) appalesi autentico interessamento in relazione a vicende particolarmente delicate per la vita del sodalizio mafioso;

e) indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati;

f) ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti con i mafiosi;

g) dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici – e non meramente fittizi – di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.

Alla stregua dell’esposto convincimento, si deve concludere che ricorrono le condizioni
per ribaltare, sia pure nei limiti del periodo in considerazione, il giudizio negativo espresso
dal Tribunale in ordine alla sussistenza del reato e che, conseguentemente, siano nel
merito fondate le censure dei PM appellanti.

Non resta, allora, che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato
orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il
reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione.

PER QUESTI MOTIVI

La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza”.

Due. Uno guidava un Passat targato Treviso e mi ha ricoperto di "mona!" quando gli ho impedito di immettersi furbescamente nella corsia di accesso al casello. L’altro invece era su un Porsche che mi è stato incollato finchè non ho finito di sorpassare, quando poi sono rientrato sulla corsia normale ha fatto una manovra criminale per sorpassarmi a destra. Spero che poco dopo si sia incontrato con un platano. Al Passat auguro invece un autovelox da 2000 euro, ma solo perchè aveva dei bambini a bordo.

Anni fa, il mio allora capufficio spedì un fax a un potenziale fornitore teutonico, concludendo con la formula "Distinti Saluti, Ingegner XXXXX".
La risposta fu un altro fax, inviato alla cortese attenzione del signor Distinti Saluti.

Biaggi è a piedi. Ricucci è in galera. Ora, la Falchi non è certo da disprezzare, ma, se dovesse capitarmi, a questo punto ci penserei bene.