Barabba always does the right thing

Schegge di Liberazione

Nell’aprile 2011 abbiamo stampato a nostre spese 500 copie di Schegge di Liberazione presso la tipografia I.C.A.R.O. srl di Forlì. Abbiamo speso 1820,2 euro, che, diviso per 500, fa 3,64 euro a copia. Di queste 500 copie, 50 le abbiamo regalate agli autori presenti nel libro e a chi ci ha chiamato in giro per l’Italia e la Francia a leggere le Schegge di Liberazione dal vivo. Le altre 450 copie le abbiamo vendute a 6 euro l’una e nell’aprile del 2012 le avevamo finite tutte (e quindi, intanto, grazie a chi le ha comprate).

303,36 copie sono servite per ripagarci le spese di stampa. Facciamo cifra tonda: 303. La vendita delle rimanenti 147 copie, sempre a 6 euro l’una, ci ha quindi portato un ricavato di 882 euro. Questi 882 euro dovevamo, come abbiam sempre detto, donarli all’ANPI di Carpi e l’occasione per farlo pubblicamente doveva essere la festa dell’ANPI…

View original post 267 altre parole

Ciao a te (orazione funebre)

E insomma c’era questo tipo in tv, ma non era un presentatore come gli altri, sembrava un po’ un barbone, e presentava dei cartoni animati che non erano i soliti Braccobaldo o Yoghi e Bubu, no, faceva vedere Batman e Superman che allora mica si vedevano spesso. Ma soprattutto cantava la sigla che era bellissima, diceva “lettera x, qual è il segreto di Asterix”, e io mandai mia mamma in tutti i negozi di dischi a cercarla ma non lo trovò. Perchè questo tipo era anche un cantante che andava a Sanremo e cantava delle canzoni famose, a me piaceva quella che si chiamava Gesù Bambino anche se sulla copertina del 45 giri che aveva mia zia c’era una sfilza di numeri, a mia mamma invece piaceva quella che diceva “voglio morire in Piazza Grande”, che a me invece non piaceva perchè le canzoni che parlavano di gente che moriva mi facevano piangere, e allora se ne sentivano un bel po’. Poi per qualche tempo sparì. Lo rividi una sera in una Piazza Maggiore piena di gente che non era lì per lui, era lì per Dino Sarti, lui cantò solo tre o quattro canzoni un po’ strane, mi stette anche nel naso perchè una delle sue canzoni si intitolava “Le parole crociate” e lui presentandola disse che le parole crociate sono un gioco stupido, mentre a me sono sempre piaciute un sacco. Poi sparì di nuovo. Ma quando lo ritrovai, era il momento giusto. Era il momento giusto perchè avevo l’età per desiderare una ragazza a cui cadere dentro gli occhi se veniva più vicino, e se qualcuno trovava una moto portarla in città. E lui era lì a cantare tutto questo per noi, a cantare che l’anno che sta arrivando tra un anno passerà e che sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce a amare lo stesso, e noi con lui potevamo vantarci coi foresti che nella nostra città non si perde neanche un bambino. Palatenda Parco Nord, 1983, tour dell’album omonimo, gruppo d’accompagnamento gli Stadio col primo lp fresco di stampa: un concerto della madonna, finito col pubblico in piedi che urla “è partita la mia mano!!!”. Subito dopo qualcosa cambiò. Io, certo, ma anche lui. Io andai da una parte e lui da un’altra, lui fece altre cose e io feci finta di non sentirle. Ci ritrovammo in Piazza Maggiore qualche anno fa, io e la mia fresca sposa appena scesi dalla Sala Rossa, lui che era andato a comprare il giornale. Gentilissimo, si lasciò fotografare insieme a noi. Era un 4 marzo. Gli augurai buon compleanno, non disse nulla.

Stamattina mi hanno detto che se n’è andato. Istintivamente mi sono guardato dentro. Ho ritrovato tutte le parole delle sue canzoni. Ma sento che manca qualcosa, non so esattamente cosa, ma se n’è andato via con lui.

Schegge di Liberazione

E quindi, gajardi, siamo stati a Civitavecchia, nell’auditorium dell’Iis Viale Adige, ch’è una scuola alberghiera, dove alla fine del reading gli studenti ci hanno pure offerto un signor buffet. Abbiamo letto per la prima volta davanti a una marea di studenti delle superiori e qualcuno delle medie, alle 11 del mattino di sabato 25 febbraio: una platea vera, una palco con delle responsabilità. Di seguito, la scaletta con lettori, letture e rispettivi autori, come sempre accompagnati da quei due menestrelli romagnoli che adesso si fanno chiamare Gianluca e le cose:

  • Elena Marinelli (osvaldo) e Caterina Imbeni (grushenka): “La bicicletta della nonna” di Stefano Pederzini (Bolero)
  • Simone Marchetti (Chettimar): “Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Resistenza ma non avete mai osato chiedere” di Stefano Pederzini (Bolero)
  • Fabrizio Gabrielli (tabacchino): “Come giocare la palla”
  • Elena Marinelli (osvaldo): “Dojo Yoshin Ryu” di simone rossi
  • Fabrizio Gabrielli (tabacchino): “Va’ là, tugnino” di…

View original post 323 altre parole

Perchè scrivo

Perchè il mio cervello è fatto come i manicomi di una volta, e ci sono tante stanzette chiuse a chiave e dentro a ognuna c’è un matto che urla, strepita e batte i pugni contro la porta. Quando scrivo è come se prendessi uno di questi matti e lo portassi fuori, a fare un giro e a urlare a tutti quello che ha da urlare, così poi se ne sta buono e in silenzio per un po’. Sarebbe bello, un giorno, riuscire a farli stare in silenzio tutti quanti, contemporaneamente. Ma ho anche tanta paura che quel giorno mi sentirei solo. Tanto solo.

Schegge di schegge

I benemeriti Barabbi hanno fatto uscire un nuovo ebook che raccoglie inediti e post collaterali alle ormai leggendarie Schegge di Liberazione. Si chiama Schegge di Liberazione – bonus tracks e si scarica qui.

(e sì, ci sono anch’io. ma è per gli altri che dovete scaricarlo.)

Si riparte da qui

Benvenuti, venite pur dentro e non fate caso agli scatoloni. Sono Bolero, o meglio lo ero nel vecchio blog spaesato.splinder.com; qui, per motivi tecnici (avevo già aperto un altro blog su WordPress tempo addietro, per vedere che effetto faceva) mi chiamo Barbazagn, che è comunque un nick che si intona al mio essere più intimo. Peraltro, altrove (su Twitter e Friendfeed) mi conoscono come Prudencio Indurain, mentre su Facebook e all’anagrafe mi chiamo Stefano Pederzini.

Tutti i post del vecchio blog sono stati trasferiti qui, in ciò mi è stato di grande aiuto questo post. Altra sorte per i due altri blog che avevo su Splinder. bolero.splinder.com era un tentativo di fare un lavoro tematico sulla Resistenza, presto abortito perchè certe cose o si fanno bene o è meglio non farle; non credo che resusciterà. Invece a giovannaferri.splinder.com, il blog in cui avevo pubblicato le memorie della mia mamma, volevo dare una forma e una collocazione diversa, ma ci sto ancora pensando. Di sicuro quegli scritti torneranno in rete.

Qui troverete più o meno quello che si trovava sul vecchio blog, quindi post non imprescindibili e a frequenza assai scarsa (meno in futuro, spero). Se però qualcuno è qui perchè ha ancora voglia di leggermi, lo ringrazio.