Venga a prendere un caffè a Persiceto

Vi ho mai parlato del blog Persiceto Caffè? E’ un blog del mio paese. Parla del mio paese, e a volte anche del paese di qualcun altro. A me piace, è un bel blog. Però non so se continuerà ad esserlo, visto che ora ci scrivo pure io.

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Non so se sia corretto

Però voglio mandare un fortissimo abbraccio alla persona che è arrivata su queste pagine cercando su Google le parole “la mia mamma è morta per un emorragia cerebrale”.

Che poi

Proprio oggi a Ferrara avevo visto questo quadro

di cui l’autore, Giuseppe Mentessi, descrive così la genesi:
« un dopo pranzo della scorsa estate passeggiavo fuori di porta quando in una larga campagna di granoturco … scorsi venire una contadina, con una figliuoletta già grande in collo, dalla figura malata, tristi ambedue e sofferenti … E di sopra il cielo vasto e ridente nella luce grigio-argentea morente nello squallido viola del tramonto; e intorno l’ubertosa campagna matura, trionfatrice … Il contrasto era troppo stridente: la miseria, forse la fame, in mezzo a quella insolente e sana ricchezza ! … Sentii il quadro e il titolo… »

Primo piano e sfondo

Sabato sera, una donna straniera ha spinto per kilometri di strade buie il passeggino che portava il suo figlioletto di tre anni, febbricitante da due giorni e ormai esanime. Arrivata al pronto soccorso, le poche parole di italiano che conosceva non erano sufficienti a spiegare cos’avesse il bambino. Ma gli infermieri hanno capito subito che non c’era tempo da perdere.

Io questo lo so perchè ho delle conoscenze in ospedale. Spero che avendolo scritto non sia stata lesa la privacy di chicchessia.

I giornali la privacy non l’hanno infranta. Hanno parlato di un caso di meningite in una scuola materna e della profilassi obbligatoria attivata per 200 persone. Il che è corretto e veritiero. Pure i miei figli vanno in quella scuola, hanno assunto gli antibiotici forniti dall’AUSL e sono molto fieri della pipì rossa che producono.

Non conosco il nome del bambino. Non so come sta e quando tornerà a scuola. Non so se sia solo un fatto di privacy se lui è sullo sfondo della notizia (anzi: dietro) mentre in primo piano ci sono i suoi compagni di scuola. Che, perlopiù, stanno benone.

Barabba always does the right thing

Schegge di Liberazione

Nell’aprile 2011 abbiamo stampato a nostre spese 500 copie di Schegge di Liberazione presso la tipografia I.C.A.R.O. srl di Forlì. Abbiamo speso 1820,2 euro, che, diviso per 500, fa 3,64 euro a copia. Di queste 500 copie, 50 le abbiamo regalate agli autori presenti nel libro e a chi ci ha chiamato in giro per l’Italia e la Francia a leggere le Schegge di Liberazione dal vivo. Le altre 450 copie le abbiamo vendute a 6 euro l’una e nell’aprile del 2012 le avevamo finite tutte (e quindi, intanto, grazie a chi le ha comprate).

303,36 copie sono servite per ripagarci le spese di stampa. Facciamo cifra tonda: 303. La vendita delle rimanenti 147 copie, sempre a 6 euro l’una, ci ha quindi portato un ricavato di 882 euro. Questi 882 euro dovevamo, come abbiam sempre detto, donarli all’ANPI di Carpi e l’occasione per farlo pubblicamente doveva essere la festa dell’ANPI…

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Ciao a te (orazione funebre)

E insomma c’era questo tipo in tv, ma non era un presentatore come gli altri, sembrava un po’ un barbone, e presentava dei cartoni animati che non erano i soliti Braccobaldo o Yoghi e Bubu, no, faceva vedere Batman e Superman che allora mica si vedevano spesso. Ma soprattutto cantava la sigla che era bellissima, diceva “lettera x, qual è il segreto di Asterix”, e io mandai mia mamma in tutti i negozi di dischi a cercarla ma non lo trovò. Perchè questo tipo era anche un cantante che andava a Sanremo e cantava delle canzoni famose, a me piaceva quella che si chiamava Gesù Bambino anche se sulla copertina del 45 giri che aveva mia zia c’era una sfilza di numeri, a mia mamma invece piaceva quella che diceva “voglio morire in Piazza Grande”, che a me invece non piaceva perchè le canzoni che parlavano di gente che moriva mi facevano piangere, e allora se ne sentivano un bel po’. Poi per qualche tempo sparì. Lo rividi una sera in una Piazza Maggiore piena di gente che non era lì per lui, era lì per Dino Sarti, lui cantò solo tre o quattro canzoni un po’ strane, mi stette anche nel naso perchè una delle sue canzoni si intitolava “Le parole crociate” e lui presentandola disse che le parole crociate sono un gioco stupido, mentre a me sono sempre piaciute un sacco. Poi sparì di nuovo. Ma quando lo ritrovai, era il momento giusto. Era il momento giusto perchè avevo l’età per desiderare una ragazza a cui cadere dentro gli occhi se veniva più vicino, e se qualcuno trovava una moto portarla in città. E lui era lì a cantare tutto questo per noi, a cantare che l’anno che sta arrivando tra un anno passerà e che sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce a amare lo stesso, e noi con lui potevamo vantarci coi foresti che nella nostra città non si perde neanche un bambino. Palatenda Parco Nord, 1983, tour dell’album omonimo, gruppo d’accompagnamento gli Stadio col primo lp fresco di stampa: un concerto della madonna, finito col pubblico in piedi che urla “è partita la mia mano!!!”. Subito dopo qualcosa cambiò. Io, certo, ma anche lui. Io andai da una parte e lui da un’altra, lui fece altre cose e io feci finta di non sentirle. Ci ritrovammo in Piazza Maggiore qualche anno fa, io e la mia fresca sposa appena scesi dalla Sala Rossa, lui che era andato a comprare il giornale. Gentilissimo, si lasciò fotografare insieme a noi. Era un 4 marzo. Gli augurai buon compleanno, non disse nulla.

Stamattina mi hanno detto che se n’è andato. Istintivamente mi sono guardato dentro. Ho ritrovato tutte le parole delle sue canzoni. Ma sento che manca qualcosa, non so esattamente cosa, ma se n’è andato via con lui.

Schegge di Liberazione

E quindi, gajardi, siamo stati a Civitavecchia, nell’auditorium dell’Iis Viale Adige, ch’è una scuola alberghiera, dove alla fine del reading gli studenti ci hanno pure offerto un signor buffet. Abbiamo letto per la prima volta davanti a una marea di studenti delle superiori e qualcuno delle medie, alle 11 del mattino di sabato 25 febbraio: una platea vera, una palco con delle responsabilità. Di seguito, la scaletta con lettori, letture e rispettivi autori, come sempre accompagnati da quei due menestrelli romagnoli che adesso si fanno chiamare Gianluca e le cose:

  • Elena Marinelli (osvaldo) e Caterina Imbeni (grushenka): “La bicicletta della nonna” di Stefano Pederzini (Bolero)
  • Simone Marchetti (Chettimar): “Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Resistenza ma non avete mai osato chiedere” di Stefano Pederzini (Bolero)
  • Fabrizio Gabrielli (tabacchino): “Come giocare la palla”
  • Elena Marinelli (osvaldo): “Dojo Yoshin Ryu” di simone rossi
  • Fabrizio Gabrielli (tabacchino): “Va’ là, tugnino” di…

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