Ho regalato una copia di Schegge di Liberazione a mio zio. Lui è venuto al mondo il 7 dicembre 1941, intanto che i giapponesi smitragliavano Pearl Harbor, per cui quando la sua casa venne distrutta dalle bombe aveva due anni e mezzo e alla fine della guerra poco più di tre. Cionondimeno, ancora oggi soffre di incubi a sfondo bellico. E mi ha raccontato pure un'altra cosa: non è mai riuscito a guardare fim di guerra o genericamente violenti. Anche quando gli ho dato il libro mi ha chiesto un po' timoroso: "Ma parla di guerra?". E io "Certo, zio, si chiama 'Schegge di Liberazione'". E lui "Ma la Liberazione non è stata la guerra, è stata dopo".
E io credo di avere capito cosa voleva dire. E quello che credo di avere capito è che durante la guerra c'è stata sì la lotta di Liberazione, che solo alcuni hanno fatto. Mentre per tutti, dopo, c'è stata la Liberazione dalla guerra, da quella che avevano dentro, frammista all'aria che respiravano e al cibo (poco) che mangiavano. Una Liberazione che ti può sembrare prima o poi finita, poi vai a letto, ti addormenti e viene un tedesco in sogno a dirti che non è così.

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