"A settembre quando le zucche erano mature, noi bambini le aprivamo per togliere i semi, le mettevamo su una piastra di ferro poi sulle braci, li salavamo, ed erano buonissimi, alla zucca invece, ci avevano insegnato i nostri genitori a farle i buchi per gli occhi, naso e bocca, dentro mettevamo una candela e la mettevamo fuori la sera. Ora è venuta la moda importata dall’America di Hallowen, per far spendere dei soldi alla gente, da noi si conosceva già da secoli, e non spendevamo niente."

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2 pensieri su “

  1. io sono Ze Pochiello e insieme i miei cumpagnielli del vicolo quando viene la festa dei morti a noi ci fa piacere. mica pecchè ci fa piacere che i morti sono morti e stanno sotto terra che la sotto fa una freddo e c’è un’umidità che trase dint’a ll’ossa e ti viene il freddo addosso. questi morti noi non li conosciamo proprio. pe’ nuje guagliuncielli i morti sono come i muri e il film di Alì Babbà e i quaranta ladroni. nel film c’è Alì Babbà che tiene sempre la barba e si mette davanti alla grotta e dice: Apriti Sesamo e Sesamo si apre come niente fosse, cioè una magia. così funziona anche con quelli che all’imrovviso da vivi diventano morti. c’è un altro Alì Babbà con un altro nome che dice: Mò si muorto, vattenne.

    e il morto che prima era vivo e vegeto senza dire una parola muore comme si niente fosse. a noi ci piace che viene la festa dei morti che poi se questi sono morti che razza schifosa sfaccima di festa è. nuje guagniuncielli abbiamo sentito dire da don Giovanni il carbonaio: C’è la gente che ha perso uno di famiglia e quando viene la festa dei morti vanno al camposanto a portare i fiori e a pulire la tomba e le ossa. Per esempio c’è don Antonio che non vede l’ora di andare a pulire con spazzola e con lo spirito, cioè l’alcol le ossa di mamma sua e dei parenti che stanno tutti in quella specie di cassetta a muro di marmo. Don Antoni ha detto che lui con le ossa il conto non torna. Don Antoni dice che ci sono delle ossa in più anche fresche. Ma poi lui anche se pensa che sono ossa di contrabbando, lui ci dispiace e le pulisce uguale con lo stesso amore e sentimento che le ossa della famiglia sua.

    a nuje guangniucielli prendiamo le buotte delle pummarole, ci disegniamo la faccia dello scheletro e andiamo per il vicolo, nei bassi e ai piani alti dei signori che i signori sono quelli che abitano sopra e sbattendo la buottella diciamo: Arrifrescate ll’anema d’e muorte vuoste.

    nella buottella finchè qualche buon cristiano non mette le monete noi ci mettiamo i vriccilli, accussì loro pensano che altri ci hanno fatto la regalia di qualche soldo.

    Arrifrescate ll’anema d’e muorte vuoste, dicamo  e uno dietro l’altro andiamo in un altro palazzo, in un altro basso. qualcuno ci tira pure gli scarponi appresso. ma nuje ce schiattammo e resate e ce ne fuimmo. doppo jammo addù don Rafele ‘o pizzaiuolo e cè magnammo na pizza grossa comme ‘na rota ‘e carretta.

    Transit Scarpantibus 

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