"C’è da ricostruire un modo nuovo di parlarci, e internet non basta affatto.
Dovremmo cominciare a trascurare internet."
(Malvino)

"Guardando la televisione io mi chiedevo se c’era una differenza e se c’è una differenza tra quelli che il giorno in cui Eluana spirò scelsero di guardare il Grande Fratello e quelli che invece stavano davanti alla clinica a litigare, oppure stavano su Facebook a compilare status pro o contro questa povera ragazza e il suo corpo conteso. Quelle persone, quelle su FB, erano le stesse che qualche settimana prima non potevano non ricordare quanta gente moriva ammazzata a Gaza, e che ora discettano sul PD e la crisi economica o la costituzione.
Io credo che non ci sia differenza tra questi ultimi e coloro che hanno guardato il GF. Entrambi vivono la logica del sentimento istantaneo: s’indignano sul momento, si commuovono per qualcosa che tocca superficialmente. C’è una totale indeterminatezza del sentire che mi pare figlia del dolore spettacolarizzato, una sorta di fast food dove ogni sentimento viene metabolizzato e espulso nel giro di poco."
(Demetrio Paolin su Vibrisse)

"Come scrive Thomas Frank, per chi fa, o vorrebbe fare, parte delle classi della conoscenza <<la politica, da sforzo teso a costruire un movimento, diventa soprattutto un esercizio di autoterapia individuale, una conquista solitaria>>: un mezzo per informare il mondo delle proprie virtù, come documentano ad esempio i messaggi iconoclasti applcati ai finestrini delle auto o l’ostentazione dimostrativa di consumi dichiaratamente etici.Teorizzare Internet come forma nuova e migliorata della politica […] ricorda in modo sospetto le tante interpretazioni sulle prassi di vita sempre più comuni e depoliticizzate della knowledge class (la classe di coloro che sanno) e soprattutto sul suo grande interesse ad essere esonerata dalla <<politica del reale>>"
"Il potente  flusso d’informazione non è un affluente del fiume della democrazia, ma un insaziabile collettore che ne intercetta i contenuti e li canalizza altrove […] il dissenso, nel suo viaggio verso i magazzini elettronici, viene sterilizzato, neutralizzato, reso irrilevante […] chi cammina nei corridoi del potere reale difficilmente sarà costretto a prestare attenzione a queste cose"
"La politica reale e la politica virtuale vanno in direzioni opposte, e la distanza tra esse aumenta man mano che l’autosufficienza di ciascuna si avvantaggia dell’assenza dell’altra"
(Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, Laterza 2008)

Nota personale: tutto questo lo sto scrivendo su un blog.

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2 pensieri su “

  1. Non credo che internet ci abbia dato molto in più.
    Sicuramente però ha rallentato la sottrazione.
    Senza internet saremmo già da tempo (non solo in Italia) in una inimmaginabile condizione dittatoriale (che forse ci attende comunque).

  2. Certamente, guai se internet non ci fosse. Ma non è sufficiente, e a volte è facile essere tentati di credere che lo sia.

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